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Diciamo subito che il maggior interesse del film non risiede nella storia d’amore travagliato tra i due protagonisti, ricca di lungaggini e sentimentalismi da feuelleitton: amore contrastato dalle famiglie, classi e ruoli sociali come gabbie da cui fuggire, eros e thanatos, ecc. Un disturbante utilizzo del flashback inoltre sembra non permettere allo spettatore di orientarsi in maniera semplice nell’esatta successione degli eventi narrati.
Tutto l’interesse è invece da ricercarsi nei trucchi, nella metafora del mago-regista che dispensa illusioni ad un pubblico che sa di essere illuso, ma che continua volentieri a farsi ammaliare e affabulare… Non a caso l’illusione più sconvolgente che il mago Einsenheim propone nel momento più drammatico della sua carriera artistica ha molto a che vedere con la “macchina dei sogni” dei Lumière.