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Territorio digitale: ora Google Maps localizza gli spazi indoor

Con Android 6.0, l’ultima versione del sistema operativo rilasciata dai Google Labs, e l’ultima release di Google Maps …

IKEA e la campagna pubblicitaria turca per la scarpiera Hemnes

Ebbene sì, sono una fan di IKEA: mi piace il design dei suoi prodotti, il suo rapporto qualità/prezzo, …

Ikea invade le sale cinematografiche

In Austria Ikea si lancia in un’operazione di guerrilla marketing arguta e divertente. Il presupposto di tale evento …

Casa dolce casa

A chi è che non è mai capitato di parlare con il proprio letto una volta ritornato dalle …

Cosa vuol dire fare retail marketing

E’ stata presentata a Barcellona durante il World Retail Congress la classifica di Interbrand sui primi 25 brand a più alto valore economico del comparto retail, la Top Performing European Retail Brands.
La metodologia Interbrand esamina i brand attraverso la lente della forza finanziaria, dell’influenza sulla scelta dei consumatori, della probabilità di continuità nel tempo dei flussi di valore economico derivanti dal brand e della presenza significativa nel continente europeo.
In testa alla classifica la svedese H&M a 10,366 milioni di euro, seguita dalla francese Carrefour a 6.620 milioni di euro e terza classificata la svedese Ikea a 6.516 milioni di euro.
Tra i primi 25 in lista, i nomi top della distribuzione alimentare, da Auchan a Aldi, da Lidl a Tesco, affiancati da insegne come Sephora, The Body Shop, Fnac.
Tutte mettono l’esperienza emozionale al centro del processo d’acquisto e proprio per questo risultano vincenti rispetto alle altre.
Ma nessun brand italiano?
No.
I motivi principali sono l’assenza di una significativa presenza a livello europeo e la dimensione media delle imprese.
Ma il limite principale è, ovviamente, culturale. Il retail viene ancora visto in Italia come uno spazio commerciale e non come un’area interattiva che pone in primo piano la brand experience del consumatore. Spesso un punto vendita viene creato senza un’identità precisa e si lascia che sia il pubblico ad applicargliela …

Tutti uguali? Ma anche no! Ovvero: soluzioni per personalizzare i vostri acquisti da Ikea

Non si scappa all’inevitabile: tutti una volta nella vita hanno passato una domenica nel tempio giallo-blu del risparmio.
Ormai non c’è casa sprovvista di una libreria, un tavolinetto, una candelina, un vasettino col fiorellino… marchiati Ikea!
Il rischio è quello di una triste omologazione degli appartamenti, di vivere un po’ come i Puffi, tutti nello stesso funghetto.
Per evitare di tornare ai tempi di Ford (un unico modello, un unico colore), c’è chi ha montato un simpatico blog -ikeahacker – in cui raccogliere le personalizzazioni che ognuno opera sugli oggetti Ikea.

Costruire il senso di un brand con le brand publication

la filosofia che sta dietro la brand publication è la capacità di rinnovare un mezzo di comunicazione tradizionale per raggiungere obiettivi più innovativi e ambiziosi per il brand: costruire il senso e i valori della marca insieme al suo consumatore, non attraverso l’esperienza del valore racchiuso nel prodotto, ma attraverso la personalizzazione degli input stimolanti derivanti dal brand stesso.

L’uomo-brico e l’arte di arrangiarsi col fai-da-te sul web

Sembra che i giovani trentenni di oggi (maschi!) siano in grado di fare video, gestire un blog, o un sito web, navigare in internet… ma a casa con i lavori manuali proprio no, non ci sanno fare!
Proprio la scorsa settimana ho scoperto che anche Vinz (il mio capo) fa parte della lista. Ma, caro Vinz e cari giovani trentenni… ho la soluzione che fa per voi! Quale? Unire le due cose. In rete infatti si trovano siti dove ci si può scambiare consigli di falegnameria, manutenzione domestica, arredamento, ristrutturazioni, giardinaggio, artigianato, cucina: lavorincasa.it, faidate360.com, benecasa.it, sono alcuni esempi. Se parlate un po’ d’inglese consultate howstuffworks.com e instructables.com: ci sono moltissime idee da seguire attraverso istruzioni illustrate e suggerimenti concreti.