Lug 30

Sono sempre stata un’accanita “rompiscatole” contro il fumo e i suoi consumatori. Da piccola anticipavo le normative scrivendo sulle sigarette di mia madre “faccio male”, ma non sul pacchetto, proprio su ogni sigaretta!

Il culmine l’ho raggiunto scrivendo una tesi di laurea intitolata “L’ultima sigaretta. La comunicazione di un vizio duro a morire“, durante la cui stesura ho intervistato più di 300 persone.

Ed ecco che l’antico astio contro i produttori di tabacco torna a farsi sentire ieri sera in un bar di San Lorenzo a Roma. Una bella ragazza si avvicina al nostro tavolo e ci propone di scambiare i pacchetti di sigarette semivuoti con dei pacchetti interi di Marlboro. Mentre gli altri approfittano, io le chiedo perché: “indagine di mercato” fa lei, e io “richiesta da chi?”, dalla Marlboro stessa ovviamente.
Alla mia domanda se fosse legale si dilegua. E le rispondo da qui:
In Italia, in base alla normativa vigente (Legge 165/1962) “la propaganda pubblicitaria di qualsiasi prodotto da fumo, nazionale o estero, è vietata”.
Conseguentemente, è vietata qualsiasi distribuzione gratuita dei prodotti del tabacco. La Legge 165/1962 prevede, inoltre, sanzioni amministrative per chiunque violi il divieto di pubblicità che vanno da 2.582,25 a 25.822,80 euro.

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Mag 26

Avevamo già affrontato l’argomento osservando due campagne pubblicitarie praticamente identiche, ma per due prodotti diversi: ne abbiamo trovate altre due uguali, ma stavolta per lo stesso prodotto, il vino. E anche qui ci viene da chiederci, ormai i processi creativi finiscono tutti nello stesso modo o qualcuno il processo creativo lo salta proprio?

We already talked about this, observing two similar advertising of different products. But this time we have the same campaign for the same product, wine. Is the creativity dead or do somebody simply use creativity no more?

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