
Un’attenta e fedele lettrice del blog mi segnala una notizia gustosa…
Da quanti anni ormai esistono gli emoticon, ve lo siete mai chiesto?
Da una quarto di secolo. Non “circa”. Esattamente da 25 anni.
Dal 19 settembre dell’ ‘82. Siamo a Pittsburgh, nelle aule della Carnegie Mellon University.
Anzi, siamo sulle bacheche elettroniche attraverso le quali studenti, professori e ricercatori si scambiano messaggi di vario tipo, dal più banale “ho trovato un anello nel bagno del quinto piano, di che è?” a conversazioni politiche di vario tipo.
Gruppi di discussione, insomma. Spesso si trattava di dibattiti tra accademici su temi caldi, ma che tendevano, dove possibile, anche a un tono umoristico.
Ma, in assenza di sguardi e cenni di voce, non sempre i toni sarcastici erano presi per quello che erano. E per marcare appunto il tono scherzoso di una battuta o di un’osservazione, il professor Scott E. Fahlman escogitò un modo immediato per far sorridere un testo grazie alla punteggiatura. E, una volta convertiti parentesi/trattino/due punti in codice ASCII, butto là il primo emoticon.
Nel giro di pochi mesi diventò un’abitudine diffusa nella rete informatica dell’università, molti si divertirono da subito a pensarne le varianti più disparate. Quello che Fahlman non poteva immaginare era il successo internazionale che la faccina ebbe in seguito.
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