Mag 05

E’ stata presentata a Barcellona durante il World Retail Congress la classifica di Interbrand sui primi 25 brand a più alto valore economico del comparto retail, la Top Performing European Retail Brands.

La metodologia Interbrand esamina i brand attraverso la lente della forza finanziaria, dell’influenza sulla scelta dei consumatori, della probabilità di continuità nel tempo dei flussi di valore economico derivanti dal brand e della presenza significativa nel continente europeo.

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In testa alla classifica la svedese H&M a 10.366 milioni di euro, seguita dalla francese Carrefour a 6.620 milioni di euro e terza classificata la svedese Ikea a 6.516 milioni di euro.

Tra i primi 25 in lista, i nomi top della distribuzione alimentare, da Auchan a Aldi, da Lidl a Tesco, affiancati da insegne come Sephora, The Body Shop, Fnac.
Tutte mettono l’esperienza emozionale al centro del processo d’acquisto e proprio per questo risultano vincenti rispetto alle altre.
Ma nessun brand italiano?
No.

I motivi principali sono l’assenza di una significativa presenza a livello europeo e la dimensione media delle imprese.

Ma il limite principale è, ovviamente, culturale. Il retail viene ancora visto in Italia come uno spazio commerciale e non come un’area interattiva che pone in primo piano la brand experience del consumatore. Spesso un punto vendita viene creato senza un’identità precisa e si lascia che sia il pubblico ad applicargliela.
Ma una corretta politica di marketing è quella del retail branding, ossia modulare sul proprio posizionamento tutte le espressioni di marca nel punto di vendita.

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Apr 21

Durante un viaggio per promuovere i vini di famiglia in una conferenza del settore, Mario Moretti Polegato decide di fare una passeggiata. A causa del gran caldo aveva dei fastidiosi disturbi ai piedi. Le sue scarpe erano eccezionali per stabilita’ e resistenza, ma anche un forno per i suoi piedi. Decise cosi’ di fare alcuni ‘buchi‘ nella suola delle sue scarpe… il resto della storia lo conosciamo perché si tratta del fondatore delle scarpe “che respirano”!

E è così che da una semplice idea nacque un gruppo imprenditoriale diventato, in pochi anni, il primo marchio di calzature in Italia e il terzo nel mondo.
In realtà il sig. Mario non ha inventato nulla di speciale! Ha semplicemente trasformato i “bisogni” e i “desideri” del mercato (scarpe che non facessero sudare i piedi!) in un semplice prodotto.
Ma il suo successo non è soltanto frutto della sua fantastica idea, ma anche della sua capacita’ di promuovere e lanciare correttamente il prodotto sul mercato.

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Molte persone hanno ottime idee, ma quante sanno trasformare la propria idea in un successo mondiale?
Il marketing, però, non basta solo conoscerlo e saperlo applicare, ma oggi è assolutamente necessario saper mettere in relazione le diverse leve strategiche del mercato… come insegna Kotler con il suo “approccio olistico”.

Ne è dimostrazione il fatto che, nel tempo, il brand Geox è andato incontro ad una “line extention” senza particolari problemi:

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Apr 06

La nascita di un nuovo consumatore, un consumatore “postmoderno”, più difficile da targettizzare, convincere e adulare, ha portato a rivedere e soprattutto affinare le tecniche comunicative, in modo da permettere al consumatore stesso di sentirsi vicino alla sua marca preferita.
New entry tra gli strumenti di comunicazione aziendali è la brand publication.
Ricevere una rivista in omaggio all’interno di un punto vendita o abbonarsi via posta ad un magazine di settore. Non si tratta di un ritorno nostalgico ma della capacità di rinnovare un mezzo di comunicazione tradizionale per raggiungere obiettivi più innovativi e ambiziosi per il brand.
I vantaggi che spingono una marca a scegliere le brand publication sono numerosi: è possibile parlare ad un target più vicino al tradizionale modo di comunicare, utilizzando un supporto fisico già ampiamente riconosciuto dal pubblico, che permette di comunicare le innovazioni nel mondo del brand, senza disorientare i lettori, è possibile creare un appuntamento fisso per cui si ha un vantaggio a livello di fidelizzazione del pubblico, ma soprattutto si ha la possibilità di trasmettere i valori del brand.
Una pubblicazione è più ampia e ricca di una semplice campagna stampa, non sono solo le storie che la marca preconfeziona in pochi minuti di pubblicità e può quindi essere sfruttata per parlare al consumatore non solo di un singolo prodotto, ma di tutta la filosofia di vita della marca.

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Lavazza ha creato il libro “Gli U.F.O. (uomini fedeli oggi) non esistono”, in cui Carmencita si rivolge a un pubblico di giovani donne, amanti di telefilm quali Sex and the city o Desperate Houswives, alle prese con i propri problemi sentimentali dei loro trenta anni. Questo tipo di pubblicazione aiuta la marca a raccontare il proprio prodotto attraverso un’associazione indiretta a un sistema valoriale molto complesso e difficilmente trasmissibile con mezzi tradizionali.

Illy

Illy racconta la marca attraverso il mondo dell’arte. La rivista Illywords Continue reading »

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Gen 03

Il marketing vede spesso le sue teorie associate a dei numeri chiave.

A partire dalle 4 P del marketing mix
1. Product - 2. Price - 3. Place (distribution) - 4. Promotion

…che si ribaltano nelle 4 C del marketing mix se si considera il punto di vista dell’acquirente
1. Costumer value - 2. Cost - 3. Convenience - 4. Communication

si passa alle 4 S del viral marketing
1. S
esso - 2. Splatter - 3. Sadismo - 4. Stronzate

…fino a giungere alle 7 T del marketing utopico
1. T
alk - 2. Try - 3. Tell - 4. Test - 5. Trust - 6. True - 7. Transparency

Il “tour” si potrebbe concludere con i 10 peccati capitali del markeyting


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1. L’impresa non è sufficientemente focalizzata sul mercato e “cliente-centrica”
2. L’impresa non conosce a fondo i clienti obiettivo
3. L’impresa deve definire e monitorare meglio i concorrenti
4. L’impresa non ha gestito adeguatamente i rapporti con gli stakeholder
5. L’impresa non riesce ad individuare nuove opportunità
6. La pianificazione di marketing dell’impresa è inadeguata
7.
Le politiche aziendali relative a prodotti e servizi devono essere integrate
8. Le capacità comunicative e di costruzione del marchio sono insufficienti
9. L’impresa non è organizzata per attuare un’efficace strategia di marketing
10. L’impresa non ha tratto tutti i possibili benefici dalla tecnologia

Allora mi sono chiesta: qual è la mia visione “in numeri” del marketing?

Ecco le 9 fasi del marketing care

1. Feel - sentire, percepire la “situazione in esame” così da diventarne parte

2. Observe - analizzare le percezioni insieme ai dati oggettivi per avere, oltre a una “fotografia” del presente, una visione completa e complessiva del pregresso

3. Aim - stabilire una direzione, delle prospettive, una serie di obiettivi da raggiungere, stabilire una timeline e fissare alcune deadline di controllo

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Dic 21

Dopo circa 9 mesi di pubblicazioni, e con la fine dell’anno solare, ci sembra interessante tracciare un piccolo bilancio su Brand Care Blog, che ha iniziato a vivere il 27 marzo scorso.

Circa 130mila contatti e più di 10mila visitatori differenti, oltre che varie segnalazioni da blog e siti di settore ben più prestigiosi del nostro rappresentano un risultato senz’altro incoraggiante, tanto da farci decidere di rilanciare il progetto, modificando la veste grafica e rendendo lo spazio una sorta di portale in stile “2.0″.

Nella prima colonna troverete, come al solito, i post sugli ultimi argomenti di attualità, marketing, advertising, cinema e comunicazione in genere, mentre nella seconda tutti i widget e gli strumenti di ricerca legati ai post stessi. La vera novità è rappresentata dalla terza banda, strettamente legata a Queimada, ai suoi lavori, ai suoi spazi web e ai servizi che offre sul mercato.

Brand Care Blog nuovo tema

Sperando di continuare a crescere e a coinvolgere progressivamente i lettori occasionali, ma soprattutto coloro che ci seguono tramite feed RSS, vi ringraziamo per il sostegno e l’interesse che avete mostrato sinora, invitandovi a contattarci per qualsiasi segnalazione.

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