Giu 13

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Mag 05

E’ stata presentata a Barcellona durante il World Retail Congress la classifica di Interbrand sui primi 25 brand a più alto valore economico del comparto retail, la Top Performing European Retail Brands.

La metodologia Interbrand esamina i brand attraverso la lente della forza finanziaria, dell’influenza sulla scelta dei consumatori, della probabilità di continuità nel tempo dei flussi di valore economico derivanti dal brand e della presenza significativa nel continente europeo.

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In testa alla classifica la svedese H&M a 10.366 milioni di euro, seguita dalla francese Carrefour a 6.620 milioni di euro e terza classificata la svedese Ikea a 6.516 milioni di euro.

Tra i primi 25 in lista, i nomi top della distribuzione alimentare, da Auchan a Aldi, da Lidl a Tesco, affiancati da insegne come Sephora, The Body Shop, Fnac.
Tutte mettono l’esperienza emozionale al centro del processo d’acquisto e proprio per questo risultano vincenti rispetto alle altre.
Ma nessun brand italiano?
No.

I motivi principali sono l’assenza di una significativa presenza a livello europeo e la dimensione media delle imprese.

Ma il limite principale è, ovviamente, culturale. Il retail viene ancora visto in Italia come uno spazio commerciale e non come un’area interattiva che pone in primo piano la brand experience del consumatore. Spesso un punto vendita viene creato senza un’identità precisa e si lascia che sia il pubblico ad applicargliela.
Ma una corretta politica di marketing è quella del retail branding, ossia modulare sul proprio posizionamento tutte le espressioni di marca nel punto di vendita.

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Apr 08

Non si scappa all’inevitabile: tutti una volta nella vita hanno passato una domenica nel tempio giallo-blu del risparmio.
Ormai non c’è casa sprovvista di una libreria, un tavolinetto, una candelina, un vasettino col fiorellino… marchiati Ikea!
Il rischio è quello di una triste omologazione degli appartamenti, di vivere un po’ come i Puffi, tutti nello stesso funghetto.
Per evitare di tornare ai tempi di Ford (un unico modello, un unico colore), c’è chi ha montato un simpatico blog - ikeahacker - in cui raccogliere le personalizzazioni che ognuno opera sugli oggetti Ikea.

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Da prendere come spunto però: evitate di copiare, se no siamo punto e a capo!

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Apr 06

La nascita di un nuovo consumatore, un consumatore “postmoderno”, più difficile da targettizzare, convincere e adulare, ha portato a rivedere e soprattutto affinare le tecniche comunicative, in modo da permettere al consumatore stesso di sentirsi vicino alla sua marca preferita.
New entry tra gli strumenti di comunicazione aziendali è la brand publication.
Ricevere una rivista in omaggio all’interno di un punto vendita o abbonarsi via posta ad un magazine di settore. Non si tratta di un ritorno nostalgico ma della capacità di rinnovare un mezzo di comunicazione tradizionale per raggiungere obiettivi più innovativi e ambiziosi per il brand.
I vantaggi che spingono una marca a scegliere le brand publication sono numerosi: è possibile parlare ad un target più vicino al tradizionale modo di comunicare, utilizzando un supporto fisico già ampiamente riconosciuto dal pubblico, che permette di comunicare le innovazioni nel mondo del brand, senza disorientare i lettori, è possibile creare un appuntamento fisso per cui si ha un vantaggio a livello di fidelizzazione del pubblico, ma soprattutto si ha la possibilità di trasmettere i valori del brand.
Una pubblicazione è più ampia e ricca di una semplice campagna stampa, non sono solo le storie che la marca preconfeziona in pochi minuti di pubblicità e può quindi essere sfruttata per parlare al consumatore non solo di un singolo prodotto, ma di tutta la filosofia di vita della marca.

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Lavazza ha creato il libro “Gli U.F.O. (uomini fedeli oggi) non esistono”, in cui Carmencita si rivolge a un pubblico di giovani donne, amanti di telefilm quali Sex and the city o Desperate Houswives, alle prese con i propri problemi sentimentali dei loro trenta anni. Questo tipo di pubblicazione aiuta la marca a raccontare il proprio prodotto attraverso un’associazione indiretta a un sistema valoriale molto complesso e difficilmente trasmissibile con mezzi tradizionali.

Illy

Illy racconta la marca attraverso il mondo dell’arte. La rivista Illywords Continue reading »

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Ott 30

Sembra che i giovani trentenni di oggi (maschi!) siano in grado di fare video, gestire un blog, o un sito web, navigare in internet… ma a casa con i lavori manuali proprio no, non ci sanno fare!

Proprio la scorsa settimana ho scoperto che anche Vinz (il mio capo) fa parte della lista. Ma, caro Vinz e cari giovani trentenni… ho la soluzione che fa per voi! Quale? Unire le due cose. In rete infatti si trovano siti dove ci si può scambiare consigli di falegnameria, manutenzione domestica, arredamento, ristrutturazioni, giardinaggio, artigianato, cucina: lavorincasa.it, faidate360.com, benecasa.it, sono alcuni esempi. Se parlate un po’ d’inglese consultate howstuffworks.com e instructables.com: ci sono moltissime idee da seguire attraverso istruzioni illustrate e suggerimenti concreti.

Uomo brico

Ma per quelli che dopo un po’ ci prendono gusto e vogliono dare sfogo alla loro vena artistica,

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