Giu 16

Significa “beni senza etichetta” ed è considerato il simbolo del design no logo.

Che NO LOGO proprio non è
Inizialmente era un progetto nato all’interno di una catena di negozi giapponese SEIYU per creare linee di articoli da contrapporre alle grandi marche.
Nato come il regno del prodotto funzionale, ora è diventato un brand molto ricercato.

A dimostrazione che la grande facoltà narrativa dei prodotti e della filosofia che li concepisce, può raccontare nuove ed entusiasmanti storie, consentendo la costruzione di un’identità di marca.
Muji si differenzia per il concept che propone, per i prodotti diventati ormai simbolo di un lifestyle. Oltre ad essere molto belli e di classe, gli oggetti Muji, tendono a mettere in risalto alcuni bisogni dei consumatori moderni, come l’esigenza di relax e di protezione, proponendo loro spunti per i diversi acquisti. Chi è attratto dal prodotto raffinato, chi ne riconosce la bellezza nella sua semplicità, chi invece ne apprezza il grande valore ecologico.
Oggetti tecnologici, accessori per uomo e donna, articoli casalinghi e di cancelleria, lettori cd da parete, abbigliamento, oggetti d’arredo e da regalo, sono pensati per offrire al cliente il massimo confort nell’utilizzo.
Lo store riflette la filosofia del marchio, che è quella della semplicità ed eleganza: materiali naturali e spesso riciclati, tinte sobrie, scaffali grafici in ferro nero, rigorosità giapponese.

Attualmente in Giappone Muji vende più di 5.000 prodotti diversi.
Il brand giapponese, di fama mondiale grazie ai suoi punti vendita nelle principali capitali quali Londra e Parigi, New York, in Italia è presente a Milano e Torino, considerate città sempre in movimento.
Nella Grande Mela i negozi Muji sono entrambi ospitati all’interno dei MoMA store, le location che il museo più famoso di Manhattan utilizza per fare merchandising e sfruttare il suo celebre brand.
In Italia è prevista l’apertura di altri store.
Sarà la risposta tutta giapponese alla Svezia? Staremo a vedere…

fonte:

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Mag 14

Sentite l’impellente necessità di vedere il vostro marchio galleggiare nell’aria? Da oggi potete: un’azienda statunitense ha finalmente inventato una macchina in grado di riprodurlo in modo semi solido, tagliando ad hoc un materiale composto di bollicine di elio. Ora si che posso dormire sonni tranquilli.

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Do you feel an urgent need of seeing your logo floating in the air? You finally can: an American company found the way to create a semi-solid logo made by helium bubbles. Free as a bird… usefull?

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Mag 05

E’ stata presentata a Barcellona durante il World Retail Congress la classifica di Interbrand sui primi 25 brand a più alto valore economico del comparto retail, la Top Performing European Retail Brands.

La metodologia Interbrand esamina i brand attraverso la lente della forza finanziaria, dell’influenza sulla scelta dei consumatori, della probabilità di continuità nel tempo dei flussi di valore economico derivanti dal brand e della presenza significativa nel continente europeo.

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In testa alla classifica la svedese H&M a 10.366 milioni di euro, seguita dalla francese Carrefour a 6.620 milioni di euro e terza classificata la svedese Ikea a 6.516 milioni di euro.

Tra i primi 25 in lista, i nomi top della distribuzione alimentare, da Auchan a Aldi, da Lidl a Tesco, affiancati da insegne come Sephora, The Body Shop, Fnac.
Tutte mettono l’esperienza emozionale al centro del processo d’acquisto e proprio per questo risultano vincenti rispetto alle altre.
Ma nessun brand italiano?
No.

I motivi principali sono l’assenza di una significativa presenza a livello europeo e la dimensione media delle imprese.

Ma il limite principale è, ovviamente, culturale. Il retail viene ancora visto in Italia come uno spazio commerciale e non come un’area interattiva che pone in primo piano la brand experience del consumatore. Spesso un punto vendita viene creato senza un’identità precisa e si lascia che sia il pubblico ad applicargliela.
Ma una corretta politica di marketing è quella del retail branding, ossia modulare sul proprio posizionamento tutte le espressioni di marca nel punto di vendita.

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Apr 06

La nascita di un nuovo consumatore, un consumatore “postmoderno”, più difficile da targettizzare, convincere e adulare, ha portato a rivedere e soprattutto affinare le tecniche comunicative, in modo da permettere al consumatore stesso di sentirsi vicino alla sua marca preferita.
New entry tra gli strumenti di comunicazione aziendali è la brand publication.
Ricevere una rivista in omaggio all’interno di un punto vendita o abbonarsi via posta ad un magazine di settore. Non si tratta di un ritorno nostalgico ma della capacità di rinnovare un mezzo di comunicazione tradizionale per raggiungere obiettivi più innovativi e ambiziosi per il brand.
I vantaggi che spingono una marca a scegliere le brand publication sono numerosi: è possibile parlare ad un target più vicino al tradizionale modo di comunicare, utilizzando un supporto fisico già ampiamente riconosciuto dal pubblico, che permette di comunicare le innovazioni nel mondo del brand, senza disorientare i lettori, è possibile creare un appuntamento fisso per cui si ha un vantaggio a livello di fidelizzazione del pubblico, ma soprattutto si ha la possibilità di trasmettere i valori del brand.
Una pubblicazione è più ampia e ricca di una semplice campagna stampa, non sono solo le storie che la marca preconfeziona in pochi minuti di pubblicità e può quindi essere sfruttata per parlare al consumatore non solo di un singolo prodotto, ma di tutta la filosofia di vita della marca.

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Lavazza ha creato il libro “Gli U.F.O. (uomini fedeli oggi) non esistono”, in cui Carmencita si rivolge a un pubblico di giovani donne, amanti di telefilm quali Sex and the city o Desperate Houswives, alle prese con i propri problemi sentimentali dei loro trenta anni. Questo tipo di pubblicazione aiuta la marca a raccontare il proprio prodotto attraverso un’associazione indiretta a un sistema valoriale molto complesso e difficilmente trasmissibile con mezzi tradizionali.

Illy

Illy racconta la marca attraverso il mondo dell’arte. La rivista Illywords Continue reading »

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