Nov 30

Il problema delle feste in piedi è sempre lo stesso. Mangio o bevo? Ora una soluzione c’è, Klypsos, non molto elegante direi, ma pur sempre una soluzione.

I designers Jacek Ryn and Paulina Krauza hanno ideato una specie di molletta che ricorda quella usata per i fascicoli. Si attacca al piatto e allo stesso tempo consente di ancorarvi un calice (non è consentito bere birra!) in modo da tenere entrambi con una mano e andare in giro senza problemi a curare le nostre pubblic relation.

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Ott 21

Vaniglia ha da poco inaugurato un blog in cui parla di cucina (ma non solo) descrivendo ricette e ricordi legati al cibo, come per i “calzoncelli di nonna“. Copio/incollo dal suo post:

“quando eravamo giù in vacanza, nonna li disponeva uno per uno su dei vassoi di carta e li copriva con un panno. Ricordo che i vassoi stavano su un piano di marmo rosa scuro, davanti alla statua di una tigre maestosa e aggressiva, che non mi era mai piaciuta. E che sembrava stesse lì a fare la guardia e a difenderli. Io e mia sorella osservavamo i vassoi con aria complice e aspettavamo il momento giusto in cui potevamo scoprire la magia di quei piccoli dolci ripieni”.

Non posso che augurare a Vaniglia un grande in bocca al lupo per i suoi scritti citando qualche riga di una “ricerca” che un grande scrittore fece partendo proprio da simili “sensazioni” (nel suo caso, al posto dei “calzoncelli” c’erano dei famosi biscottini francesi da te):

“…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa [...]“

(tratto da Dalla parte di Swann (1913), M. Proust)

Risorse:

Vaniglia cooking

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Ott 06

Vi siete mai chiesti chi era l’inventore del nome della famosa catena di ristoranti Autogrill?
Penso di averlo trovato !

Ne vous-êtes jamais demandé qui était l’inventeur du nom de la fameuse chaîne de restaurants Autogrill
Je pense l’avoir trouvé !

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Set 02

Raffaella mi porta a mangiare gli gnocchi in una sagra di un borgo di quella che è diventata da poco la mia città. C’è musica ad alto volume degli Stylnovo. Si, con la ipsilon. Si, fanno liscio. Anche latini, ma prevalentemente liscio. Ci sono bambini che corrono da tutte le parti e adulti che corrono da tutte le parti (ma per motivi diversi) e file chilometriche per mangiare gli gnocchi. Dopo un’ora di attesa durante la quale abbiamo finito 2 piatti di patatine-ketchup-e-maionese + 2 panini con bistecca + 3 birre scopriamo che  gli gnocchi non hanno affatto quel sapore fantastico che c’eravamo aspettati.

Ci avviamo verso la panda parcheggiata verticalmente tra una mercedes e un suv quando una bancarella piena di limoni (vicino a quella delle piante grasse) attira la mia attenzione.

Ci sono ovunque limoni e dato che io amo i limoni, decido di fermarmi che intanto Raffa da un’occhiata alle piantine grasse e poi mi raggiunge.

Appena mi avvicino il tizio con un’impeccabile pettinatura nera derivata da chissà quale miscela di tinture accende il microfono e mi racconta il magnifico oggetto che vende.

Prima presenta un problema atroce che affligge chi, come me, è dipendente dai limoni: “Quante volte nel frigorifero resta un limone tagliato a metà che diventa secco?”. E spiega che la soluzione è nel taglio del limone. La cosa si fa interessante e, prima che me ne renda conto, sono lì di fronte concentratissimo. Il tizio taglia il limone dall’estremità superiore e dice che in quel modo il limone si conserverà di più. “Volete sapere come?”

“Grazie a questo”:

“Basta avvitarlo dentro il limone come una lampadina e otterrete subito il succo”. Penso che è fantastico e già mi ha convinto a comprarlo quando scopro che in realtà siamo solo all’inizio dello spettacolo.

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Mar 31

Quando si passeggia su Via Veneto, da sempre culla della Dolce Vita romana, il locale che più attrae lo sguardo è sicuramente Doney.

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A iniziare dalla cura con cui è organizzato lo spazio antistante il locale, sia che si vada per prendere un aperitivo o un semplice caffè nella zona lounge bar, sia che si voglia cenare nella parte riservata al ristorante, quel che innanzitutto colpisce è l’arredamento: se lo si guarda attentamente si nota che, dati gli elementi che lo compongono, veramente facile sarebbe stato scadere nel kitsch e nel cattivo gusto, ma da Doney la contaminazione stilistica delle componenti d’arredo è tanto sapientemente dosata da incarnare il sublime.

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Dalla magnificenza delle applique e dei lampadari a forma di cascate di cristallo alla semplicità minimalista delle sedute in cuoio, tutto è in perfetto equilibrio nel creare l’avvolgente atmosfera completata dal sottofondo musicale.

L’altra sera ho avuto anche l’occasione di testare la cucina del ristorante Doney rimanendo affiascinata tanto dalla presentazione dei piatti quanto dal trionfo di sapori egregiamente accostati: misto di antipasti di mare “Mare Nostrum”, ravioli di aragosta con zucca e spinaci, boccone di dentice alla griglia con parmigiana di melanzane e zucca, torta di zucca e cioccolato con Barolo Chinato pasteggiando con un Müller Thurgau che sottolineava le delicate tonalità dei cibi. Un bicchiere di Porto Sandeman per chiudere la serata.

La ricercatezza e la classe della composizione delle portate, la creatività degli accostamenti senza la rinuncia ai sapori della tradizione, il sublime del contesto, l’atmosfera soffusa e rilassante, insieme all’inappuntabilità e alla discrezione del servizio, fanno della cena al Doney un’esperienza unica per chi ha gusti raffinati!