Mio Fratello è figlio unico (2007) di Daniele Luchetti, con Riccardo Scamarcio, Elio Germano, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti.
Data di uscita: 20 aprile 2007 (cinema)
Visto il: 22 aprile 2007 (cinema)
Vedere Mio fratello è figlio unico a Latina è stata un’esperienza altamente formativa non solo per via dei numerosi, piccoli problemi di visione della sala che avevo completamente rimosso: pellicola saltellante, dolby a tratti inesistente, scortesia dell’esercente ai limiti della tolleranza umana, ma anche e soprattutto per via del pubblico “di provincia” del sabato sera che celebrava la propria città esorcizzando e ridendo (finalmente) dei suoi cliché e luoghi comuni, sebbene poi, di Latina, nel film si vede solo qualche esterno rappresentativo. Una consistente percentuale del suddetto pubblico poi - a cui va tutta la mia più profonda comprensione - era composta da ignari e pazienti fidanzati provenienti da Latina e paesi limitrofi, trascinati al cinema dalle proprie ragazze attratte dai magnetici occhi verdi di Scamarcio-Step-Ho-Voglia-Di-Te.

Si, è vero, lo confesso, sono andato prevenuto a vedere il film di Luchetti. Vittima anch’io di cliché e luoghi comuni su Latina e su la sceneggiatura del film (stessa squadra de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana). C’è voluto tutto il primo atto del film per scacciare dalla mente l’idea che Mio fratello è figlio unico fosse una sorta di Meglio gioventù “de noantri“, depurata da tutte le implicazioni politico-sentimentali-sociali del modello di riferimento e ricca di comicità con slang romanesco (Latina non ha un dialetto, essendo un melting pot di culture italiche differenti, ma ha da sempre assunto il ruolo di “provincia dell’impero” mutuando dalla capitale tic, comportamenti e linguaggi). Col proseguire delle scene però ho capito che stavo “entrando” del film dalla parte sbagliata e mi stavo ingiustamente pregiudicando la visione.
La storia di Accio/Germano e Manrico/Scamarcio è tratta dal libro il fasciocomunista, vita scriteriata di Accio Benassi, dell’autore pontino Antonio Pennacchi, a cui la pellicola deve sicuramente il contesto sociale e gran parte degli episodi-aneddoti raccontati.
Il film si sofferma principalmente sul rapporto tra i due fratelli basato su categorie di “opposti sentimentali” che vanno dal rigetto all’emulazione. Per questo risulta addirittura commovente il “tema delle botte” come sistema di comunicazione diretto tra i due fratelli, come atto d’amore (e protezione) prima di Manrico nei confronti del fratellino sbandato Accio e poi di Accio nei confronti del fratello maggiore eversivo Manrico.
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