Avatar, tra record e sperimentazione
Com’era prevedibile, almeno per gli estimatori del papà cinematografico di Titanic, Terminator, Aliens, Abyss e vari altri, Avatar di James Cameron sta diventando un vero e proprio cult mondiale.
Ben presto, queste le previsioni di molti esperti e appassionati di cinema, scalzerà dalla cima delle classifiche relative agli incassi proprio Titanic, il film che nel 1997 sfiorò la cifra dei 2 miliardi di dollari giocando con la tecnologia e l’immaginario collettivo di più generazioni, rapite da una vicenda d’amore straziante inscritta in uno degli episodi più significativi della Storia del Novecento.
A ben pensarci la trasversalità di target (che corrisponde a una trasversalità di generi, dal melodramma allo sci-fi, al cyberpunk, persino al fantasy) sembra essere l’elemento che più contraddistingue le creazioni di Cameron, che nel tempo, grazie anche alla sua celebre pignoleria (molto temuta dai suoi collaboratori) in sede di shooting e postproduzione, ha saputo conquistarsi la fiducia dei produttori, tanto da farsi affidare 300 milioni di dollari per realizzare la sua ultima creatura.
La sensazione è che nei prossimi anni si parlerà ancora molto di questa pellicola, che sembra rappresentare uno spartiacque sotto l’aspetto della rappresentazione digitale e della messa in scena “virtuale”, tanto da trasformare la visione dello spettatore in una vera e propria esperienza corporea, ricordando in ciò il cinema degli esordi, capace di impressionare masse di avventori non ancora “educati” all’ebbrezza della proiezione.
Avatar è insomma una sorta di opera totale, in grado di coniugare, come succede solo ai capolavori, contenuti per il grande pubblico e propensione alla sperimentazione; un mix di elementi con cui i prossimi blockbuster dovranno necessariamente misurarsi. In attesa della prossima impresa del suo geniale autore, che solo per una questione legata ai diritti di sfruttamento non diresse la saga di Spiderman, poi affidata a Sam Raimi (il quale, in verità, se la cavò piuttosto bene…), consigliamo di vedere e rivedere la versione in 3D di questo gioiello capace, con le sequenza che descrivono il pianeta Pandora e il suo popolo, di riconciliare in un unicum spettacolare i concetti, troppo spesso descritti come divaricati, di “natura” e “tecnologia”.
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