Andare a letto con il portatile

A quanto pare (Sole24ore di ieri) ultimamente molti americani vanno a letto con i loro personal computer dedicando ore e ore al lavoro pre-fase rem. Tutto ciò influisce sui rapporti interpersonali (per chiari motivi che non sto qui a spiegare) ma soprattutto mette a serio rischio le stesse aziende in quanto chi lavora da casa spesso si collega al web attraverso reti wireless non abbastanza protette.
Il “rimpicciolimento” dei computer porta/porterà necessariamente a questo e a chissà quali altri strambi comportamenti sociali (ad esempio: chi di voi porta il computer in bagno? Nota: perché il cellulare sono anni che vi fa compagnia lì accanto al lavandino, vero?). La cosa che però più mi suona strana è la natura del rapporto pubblico-privato che si sta ridefinendo sia dentro che fuori il luogo di lavoro.
Insomma - dati statistici alla mano - la mattina sarebbero sempre di più gli impiegati che “perdono tempo” su facebook per parlare con amici e parenti e la sera poi quando finalmente ci sono (con amici e parenti) che fanno? Accendono il computer nelle loro belle villette-a-due-piani-con-reti-wireless-scarsamente-protette e aprono file contenenti dati sensibili dell’azienda incuranti, tra l’altro, del calore prodotto dalle ventole dei suddetti portatili tra le coperte?
Per quanto mi riguarda, io la sera la cosa più impegnativa che faccio con il computer (quando me lo porto a letto ma attenzione: il computer è posizionato su una sedia adiacente al e non sul letto) è guardare passivamente un film. Ma non tutto, perché ormai dopo circa 20 minuti mi viene sonno…
L’immagine è quella del mai troppo compianto Commodore 64 (tratta da Wikipedia). Una ventina di anni fa avrei fatto qualsiasi cosa per averlo accanto al/sul/nel letto mentre invece i miei genitori lo confinarono in una sorta di stanza-sgabuzzino diventata, appunto, “La stanza del computer”, rigorsamente accessibile a noi solo dopo aver terminato i compiti.







