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Il rapporto tra imprese e operatori culturali in tempo di crisi

In una ricerca vengono presentati i termini del complicato rapporto tra cultura e impresa nel nostro paese. Se, da un lato, le aziende considerano la cultura come un'opportunità di investimento per la propria Corporate Social Responsibility, dall'altro gli operatori culturali sono chiamati ad assicurare risposte adeguate.

In una fase

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in cui le Istituzioni pubbliche molte volte non riescono a garantire agli operatori culturali d'eccellenza le risorse per sopravvivere, ma allo stesso tempo l’economia della cultura conferma di avere le caratteristiche per diventare un importante driver per il rilancio del Paese, è stata eseguita e presentata la ricerca Instant, condotta da The Round Table e Astarea, in collaborazione con 24ORE Cultura.

Sul tema Cultura e Comunicazione d’Impresa, in tempo di crisi si sono pronunciati 23 soggetti di mercato (rappresentati dal top management) divisi in due diversi panel: 8 imprese hanno partecipato a un forum online di cinque giorni, sviluppato su quattro temi; 15 imprese e fondazioni erogative hanno invece risposto a interviste one-to-one, ottenute attraverso un questionario di dieci domande. Tra gli altri sono stati ascoltati responsabili di Accenture, Campari, Credit Suisse, Enel, ENI, Fondazione Bracco, Fondazione Cariplo, IBM, Intesa San Paolo, Levoni, Pernigotti, Philips, Telecom, UBI Banca e Vodafone.

La vera sorpresa (almeno in apparenza) è che i player che scelgono la cultura lo fanno nella maggioranza dei casi ritenendo che si trovano di fronte a un investimento efficace. Ai primi posti per quel che riguarda le aree di intervento troviamo le mostre e i musei, ma anche la musica di ogni genere, i festival culturali e quelli scientifici, privilegiando ciò che viene percepito come importante per il territorio.

D'altro canto le sempre più praticate politiche di Corporate Social Responsibility rappresentano per la cultura una importante opportunità, che si è concretizzata in questi termini solo recentemente. Se un tempo la CSR veniva interpretata come un metodo di problem solving verso situazioni di disagio sociale e privazione individuale, oggi la cultura viene considerata a tutti gli effetti un fattore determinante della qualità della vita e dello sviluppo sociale, quindi meritevole di intervento.
Per questo motivo si cerca di mantenere stabili gli investimenti in comunicazione culturale e, in caso di decremento dei budget, questo si verifica in un contesto di tagli generalizzati che riguardano tutti i comparti del marketing e della comunicazione.

Per alcune aziende, poi, gli investimenti culturali sono diventati parte integrante di una strategia di medio-lungo periodo, che a maggior ragione in tempi di crisi non si vuole depotenziare, soprattutto per i benefici sociali e di brand reputation a essi connessi. Sempre più spesso il sostegno ad eventi, prodotti e servizi culturali rappresenta una concreta occasione per affermare la propria cultura d’impresa, e quando possibile i soggetti privati vogliono partecipare ai progetti culturali in qualità di partner, apportando contributi non solo economici ma anche professionali.

Dall'altro lato chi disinveste in beni e servizi culturali la fa non solo per vincoli di bilancio, ma talvolta perché gli enti culturali non sempre sanno assicurare la certezza dei risultati di investimento, e in alcuni casi mostrano carenze nella relazione con i partner e gli sponsor e nella gestione qualitativa dei progetti. In altre occasioni la mancanza di fiducia nei progetti deriva dal considerare l'ambito culturale come un territorio valoriale incoerente con le proprie specificità aziendali e di prodotto.

È interessante constatare che il tipo di comunicazione di cui parliamo è vista come multitarget, capace di coinvolgere non solo stampa e opinion leader, ma anche i target B2C, i clienti B2B, gli stakeholder che insistono sul territorio, oltre ai dipendenti e ai collaboratori. Per questo, peraltro, le imprese invitano sempre di più gli operatori culturali ad acquisire e fornire informazioni più dettagliate sulle caratteristiche dei propri pubblici di riferimento.

Per finire, sono stati rilevati numerosi suggerimenti che le imprese lanciano agli operatori della cultura per essere più efficaci e di appeal nella relazione con i partner e gli sponsor. Ricorrente è l’invito a informarsi in profondità sulle caratteristiche, le politiche di comunicazione e i valori di marca dell’azienda cui si fanno le proposte di partnership, perché queste siano mirate e adeguate alle sue capacità di investimento.best free casino slots online
I player di maercato hanno precisi obiettivi di comunicazione, ed essere propositivi in questo senso è essenziale, al costo di diventare veri e propri consulenti d'azienda nel dimostrare come il proprio progetto può essere funzionale ai loro scopi. Naturalmente sono ben accette creatività, propositività, dinamicità e reattività agli stimoli del partner.

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Posted on: venerdì, febbraio 24th, 2012 by

Categorie: News.

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2 risposte a “Il rapporto tra imprese e operatori culturali in tempo di crisi”

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