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Tra brand e street art

Dalle periferie ai musei: un percorso lento che ha portato alla ribalta un movimento che divide l’opinione pubblica e ingolosisce i brand. Si tratta dela street art, che sempre di più influenza, e a sua volta ne è influenzata, le tecniche di marketing, soprattutto in settori merceologici come quello delle sneaker e dell’abbigliamento.

Il rapporto che intercorre tra i brand e il movimento artistico contemporaneo della street art è ormai stretto, soprattutto da quando da sub cultura metropolitana questa è divenuta un fenomeno mainstream mondialmente riconosciuto, i cui maggiori esponenti sono diventati artisti quotati con opere che arrivano a valere anche cifre a cinque zeri.

Inizialmente considerati alla stregua di semplici vandali, in quanto autori di azioni a volte estreme, a volte eclatanti, come Banksy (del quale ancori oggi non si conosce il viso o il nome reale) che si introdusse all’interno del British Museum per “infiltrare” alcune delle sue opere tra quelle esposte, oppure Obey che in una intervista affermò di aver affisso illegalmente più d’un milione di poster in giro per il mondo, gli artisti di strada si sono guadagnati il rispetto dell’opinione pubblica e in seguito dei galleristi.

Alcuni di loro, inoltre, sono riusciti a fare un ulteriore step trasformando le loro firme in un marchio vero e proprio. Ed è così che gli stencil di Banksy per le strade di Londra, il faccione di Andre the Giant sui muri di LA e gli Invaders di Space Invaders nelle Rue Parigine diventano opere all’interno di una enorme galleria a cielo aperto o, volendo, linee di prodotti appartenenti a un vero e proprio brand. In occasione delle elezioni Presidenziali negli USA, che videro come trionfatore Barack Obama, Obey lanciò nelle strade americane un poster che ritraeva in primo piano l’attuale Presidente americano, con la scritta HOPE ben visibile sul fondo del manifesto. L’immagine fece il giro del mondo e divenne simbolo di speranza e cambiamento, oltre a decretare il successo planetario del brand di abbigliamento dell’artista: la Obey Clothing.

Alcune delle marche più famose del mondo, quali ad esempio Nike ed Adidas, che negli anni ’90 lanciarono molti prodotti che divennero poi un must per gli amanti della cultura hip hop e non solo, hanno sfruttato l’onda del writing e della street art, creando delle vere e proprie linee di abbigliamento ispirate all’arte metropolitana, disegnate da alcuni dei writers più famosi del mondo, come il newyorkese Cope2 o il tedesco Can Two.
Un altro caso emblematico è rappresentato dalla scelta di Madonna, che per la copertina dell’album “Celebration” si è affidata allo street artist Mr. Brainwash.

Allo stesso modo, comunque, soprattutto nell’ambito della promozione dei prodotti, i brand sempre di più utilizzano tecniche di guerrilla advertising, talvolta al limite della legalità, che molto si avvicinano alle tecniche usate dagli artisti di strada.

Eugenio Iannelli

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Posted on: lunedì, dicembre 19th, 2011 by

Categorie: Brand | Creatività | Culture | Marketing | News | Video.

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