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Uno smart mob per ricordare la strage alla stazione di Bologna

Ieri ricorreva il trentennale della strage alla stazione di Bologna.

Come ogni anno si è tenuta una cerimonia per la commemorazione delle vittime, con tanto di – deprecabili, diciamolo pure – polemiche politiche riguardanti un evento che dovrebbe unire cittadini e istituzioni nel dolore, nella riflessione e nel rispetto delle 85 persone innocenti assassinate nel 1980.

L'iniziativa più significativa sotto l'aspetto della comunicazione è stata senz'altro rappresentata da uno smart mob inscenato da un gruppo di attivisti, i quali al termine del discorso commemorativo tenuto dal presidente dell'Associazione dei Parenti delle Vittime Paolo Bolognesi si sono sdraiati a terra per qualche minuto, a ricordare anche visivamente la sciagura.

Flash mob e Smart mob sono i modi che attualmente utilizziamo per chiamare le performance improvvise (e semi-improvvisate) di gruppi che per qualche minuto, e senza preavviso, decidono di occupare un luogo pubblico, quasi sempre al fine di manifestare la propria libertà di espressionevertical jump program

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A voler essere puntuali la differenza tra le due forme di messa in scena sta nella finalità ultima: meno definibile e più vaga, persino non-sense, nel caso del flash mob; più intelligibile e razionale nel caso dello smart. Questo almeno secondo l'intellettuale Howard Rheingold , il quale nel suo Smart Mobs: The Next Social Revolution parla soprattutto del lato eminentemente “tecno-culturale” del fenomeno.

La sigla Smart Mobs sta ad indicare le più moderne comunità high-tech “intelligenti”, gruppi di persone che usano le molteplici tecnologie oggi disponibili per organizzarsi e coordinarsi in azioni collettive di vario genere. è [...]. Gli Smart Mobs usano le connessioni wireless per organizzarsi in azioni comuni come fossero un esercito virtuale equipaggiato di gadget altamente tecnologici per la comunicazione a distanza. Tutti questi gadget permettono loro di agire in modo coordinato anche senza conoscersi gli uni con gli altri.

Un ulteriore testimonianza di come la logica collaborativa che sottende l'uso dei social media possa cambiare il nostro modo di produrre, consumare e persino… manifestare.

Fonti
Camera di Commercio Milano

Corriere di Bologna

Il resto del Carlino

@CarloCarrieri

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Posted on: martedì, agosto 3rd, 2010 by

Categorie: Comunicazione | Creatività | Culture | News | Tecnologie & Web.

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