Con l’uscita del suo quinto numero BCm conferma di essere un prodotto editoriale improntato a una trasmissione “orizzontale” del sapere, una rete aperta di persone messe in connessione tra loro tramite alcune key-words di riferimento.
In questo caso è toccato al termine design, una disciplina che va ben oltre la progettazione degli oggetti che popolano il nostro vissuto quotidiano. Il design è anzitutto un veicolo particolarmente efficace per trasmettere la conoscenza, e si applica ai campi più disparati: dalla gestione aziendale ai media, dall’arte contemporanea alla pubblicità. In generale, entra in tutti quei processi che contribuiscono a costruire e governare l’immaginario collettivo.
Così si scopre che il lavoro del designer non consiste nel progettare tavoli e sedie, quanto nel testimoniare, grazie alla propria formazione trasversale che lo mette in rapporto con molte altre professionalità, che il sapere non ha più bisogno di verticismi e di dottrine rivelatrici.
Si scopre che il vero motore dell’economia è l’”estetica” delle organizzazioni, la cui efficienza deriva in massima parte dall’armonia tra le loro sottoparti, oltre che dalla funzionalità dei luoghi produttivi.
Si scopre, o si riafferma ancora una volta, che le estetiche del linguaggio pubblicitario continuano a essere la rappresentazione più vivida del desiderio dei consumatori, o che il nostro modo di mangiare e, più in generale, di concepire il cibo, denuncia una sorta di “pigrizia sensoriale” da contrastare attraverso il cosiddetto food design, disciplina che dà forma alle nostre esigenze alimentari.
In questo numero, infine, si parla di corpi, tecnologie e interfacce, di accessori elettronici da indossare che, oltre a a diventare vere e proprie protesi dei nostri arti, ci trasformano in vere e proprie opere di “realtà aumentata”, capaci di trasmettere o condurre energia, luci e colori.
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Posted on: martedì, giugno 1st, 2010 by redazione
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