La fase economico-culturale che stiamo attraversando è caratterizzata dalla continua moltiplicazione delle modalità di fruizione delle forme estetiche e dei flussi comunicativi. Per certi versi è come se non ci bastasse più aggiornare le potenzialità e i profili dei devices che utilizziamo quotidianamente: abbiamo bisogno di rimodulare perennemente l’approccio stesso ai contenuti.
La questione delle interfacce è stata a suo tempo individuata e indagata brillantemente da Lev Manovich nel suo famoso lavoro sui nuovi media, e da allora studiosi e business-men appartenenti alle aree di sapere e ai settori di mercato più disparati sono risultati sempre più interessati al lavoro dei progettisti e dei designer. In altri termini si è prodotta una chiara consapevolezza relativamente al fatto che – complice l’abbondanza degli stimoli informazionali proposti dalla rete – quello che conta sempre di più è come (con quale rappresentazione/simulazione) comunicare, oltre che cosa.
Tanto per fare alcuni esempi, negli ultimi mesi abbiamo assistito, nell’ordine: al lancio del film in 3D più costoso (e coinvolgente) di sempre (Avatar), al lancio del tablet più famoso (iPad Apple) e, leggo oggi su avmagazine.it, a un sorprendente rilancio delle tecnologie di videoproiezione, basato sull’uso integrato di vari protocolli, tanto da far supporre che nel 2010 ci sarà un incremento delle vendite in questo segmento pari al 30% rispetto al 2009.
Il tema meriterebbe senz’altro di essere approfondito, e intanto posso anticipare che nel prossimo numero di Brand Care magazine (giugno-settembre 2010) per dare seguito al discorso faremo un’interessante escursione nel campo delle estetiche, della moda e del design, anche applicato alle organizzazioni aziendali e alle tecnologie.
Fonti:
Emidio Frattaroli su avmagazine.it
Lev Manovich, Il linguaggio dei nuovi media
Posted on: lunedì, aprile 19th, 2010 by vincenzo bernabei
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