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Nelle ultime settimane (ma trattasi di problema molto più “vecchio”), è in atto una controversia che riguarda le notizie pubblicate sul web che vede alcuni editori (ad es. Murdoch per citare uno dei più influenti) schierarsi contro Google. Cosa non sopportano gli editori? Il fatto che Google, che non è un editore, pubblichi sotto la propria “cornice” dei contenuti senza pagare i loro legittimi proprietari (cioè gli editori).
La questione, come potrete immaginare, non è di semplice risoluzione.
Google stesso però, in collaborazione con due delle più importante testate giornalistiche del mondo – New York Times e Washington Post – proporne la sua visione delle notizie su web: le Living Stories.
Cosa sono le Living stories? copio/incollo dal blog ufficiale di Google:
“L’idea da cui nascono le Living Stories è quella di sperimentare un nuovo modo di presentare le notizie online. Gli editori producono una grande quantità di contenuti che tutti noi riteniamo importanti; l’accesso a queste informazioni dovrebbe sfruttare tutte le potenzialità del mezzo internet. Un tipico articolo di quotidiano inizia con le notizie più importanti ed interessanti e continua poi con informazioni di minore importanza. Allo stato attuale, molte informazioni sono ripetute in ogni nuovo articolo pubblicato online e ciascun viene presentato a tutti, indipendentemente dal fatto che sia già stato letto o meno dal singolo utente. Le Living Stories, invece, propongono un approccio differente, che valorizza alcuni vantaggi distintivi del mezzo online. Le notizie sono raccolte in una singola pagina dinamica, pubblicata con una URL unica. Le Living Stories organizzano le informazioni in base agli sviluppi della storia e richiamano l’attenzione sulle modifiche apportate dopo l’ultima visualizzazione da parte del lettore, in modo che sia più facile individuare le nuove informazioni. Tramite un breve riepilogo dell’intera storia e regolari aggiornamenti, tentano di trovare un equilibrio tra una visione “panoramica” e informazioni approfondite e contestualizzate.”
Il servizio è ancora in fase beta ma, se avete un account gmail potete leggere subito le prime living stories cliccando qui (in english of course).
Certo, mi rendo conto che l’idea di business che propone Google agli editori è, semplifico: o con me o niente, ma, nonostante ciò, l’impressione è quella di assistere a un momento di quelli storici nella storia dei media e del giornalismo.
Buona lettura.
Posted on: venerdì, dicembre 11th, 2009 by diego altobelli
Categorie: Business | Comunicazione | News | Tecnologie & Web | Video.
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