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La proposta di legge dell’On. Gabriella Carlucci, nelle intenzioni del team che l’ha ideata, dovrebbe essere in grado di diminuire e, si spera, debellare, la pedopornografia in rete.
Intento mirabile e assolutamente condivisibile.
In realtà però dopo averla letta attentamente, la proposta, sembra regolamentare tutt’altro, proponendo un modello di intervento sulla Rete alquanto desueto, poco utile agli utenti e, in grado di agevolare soltanto grandi detentori di diritti d’autore o, per usare le parole di Alessandro Longo su Repubblica:
“Sembra piuttosto, come risulta anche ai primi commentatori, l’ennesimo tentativo del governo di riformare le regole fondamentali di internet. Premurandosi soprattutto di difendere il diritto d’autore. È questo lo spirito che accomuna i vari articoli della proposta.”
Vediamo perché.
“Proposta di legge per Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri”
Leggiamo l’articolo 2 della proposta di legge:
1. E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.
Come si può facilmente intuire la questione intorno a cui ruota tutta la diatriba è quella della privacy dell’utente e dell’anonimato in rete. Più che contestabile, infatti, la proposta resta alquanto impraticabile. Immaginate infatti cosa potrebbe voler dire accedere a un qualsiasi sito (social network, blog, forum ecc.) ed essere costretti ad autenticarsi ad ogni singolo commento.
A ciò si aggiunga inoltre l’estrema difficoltà (e assoluta “impraticità”) di un sistema di autenticazione univoco che associ un indirizzo IP a una persona fisica. Posso anche scrivere il mio nome e cognome sotto un commento ma come posso provare che dietro la tastiera ci fossi proprio io a digitarlo?
Insomma, la proposta di legge sembrerebbe suggerire una prassi effettivamente molto difficile da applicare/rispettare.
Facebook, You Tube e tutti gli altri – Articolo 2:
2. I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili – in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime – di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato.
E visto che, innegabilmente, è sicuro che fenomeni del genere si verifichino nei social network che basano proprio la loro forza sul real time dei contributi user generated e dei commenti, non è molto chiaro come poi dovrebbero comportarsi per non incorrere in sicuri problemi legali con la legge italiana. Tra l’altro G. Scorza nel suo intervento su punto-informatico scrive che tali comportameni sono già ampiamente regolamentati da leggi internazionali.
Ma veniamo al minimo comune denominatore dei commenti relativi a questa proposta di legge:
“La proposta di legge sarebbe semmai antipirateria ma certamente non antipedofilia”
Ovvero la questione dell’anonimato vista dall’avvocato Guido Scorza, Presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione:
L’onorevole [Carlucci, ndr], in un post sul proprio blog e in una lettera aperta indirizzata a Webnews, scrive che la sua proposta di legge avrebbe come obiettivo quello di arrestare il drammatico fenomeno della pedofilia online [...] la proposta di legge sarebbe semmai antipirateria ma certamente non antipedofilia. Il disegno di legge non sembra avere niente a che vedere con la repressione della pedopornografia [...]. Basta scorrere il testo dell’articolato o, piuttosto, leggere la relazione alla proposta di legge per rendersene conto!
Su Punto Informatico è possibile leggere integralmente le riflessioni di Guido Scorza mentre invece sul blog dell’on Gabriella Carlucci è a disposizione per il download il file con la proposta di legge.
Le “proprietà” di un file word
Di tutta la storia della proposta di legge dell’on Gabriella Carlucci l’aspetto che però più mi ha colpito è una precisa annotazione (tra le tante) di Guido Scorza.
Copio/incollo anche questa ma, ovviamente, continuo a consigliare la lettura del seguente passaggio nel suo contesto integrale:
“Se ciò non bastasse, si può sempre guardare nelle proprietà del file pubblicato sul sito di Carlucci per scoprire che il suo autore sarebbe un tal Davide Rossi, che si qualifica come della tal società Univideo che, francamente, è più facile immaginare dietro ad un’iniziativa legislativa antipirateria che non antipedofilia. Non si può non rimaner male dinanzi ad un’iniziativa repressiva del fenomeno Internet tout court che viene presentata come volta a salvaguardare interessi che fanno vibrare le corde più sensibili dell’anima di ciascuno di noi.“
Ma tutto è bene ciò che finisce bene: Internet per parlamentari
Sul sito Internet per parlamentari (a cura dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione) leggo di un’interessante iniziativa: un ciclo di cinque seminari, riservati ai Parlamentari della Repubblica su Internet, diritto e nuove tecnologie tra il 18 marzo ed il 21 aprile 2009.
Questi gli argomenti dei seminari
Tutti (esperti del settore, blogger e semplici utenti della rete) si augurano una presenza massiccia di parlamentari.
Risorse:
Sul blog dell’On Gabriella Carlucci è possibile scaricare il documento con la proposta di legge.
Su punto-informatico l’intervento integrale di G. Scorza
Istituto per le Politiche dell’Innovazione
Il sito di Guido Scorza
Internet per parlamentari: la rete incontra il legislatore
ulteriori riflessioni:
G. Dotta, Ci scrive l’on. Gabriella Carlucci (webnews.it)
C. Ghidotti, L’on Gabriella Carlucci e la proposta di legge “anti-pedofilia” (oneweb2.0)
A. Longo, Internet, ecco la legge Carlucci uno scudo per il diritto d’autore (La Repubblica)
Posted on: lunedì, marzo 16th, 2009 by diego altobelli
Categorie: Comunicazione | Culture | News | Tecnologie & Web.
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