Torino si conferma sempre di più come la capitale indiscussa del design 2008.
A confermarlo è il progetto del PAV, Parco Arte Vivente, un vero e proprio gioiellino di ingegneria naturalistica.
In un’immensa area dismessa della città è stato creato questo parco, un territorio artistico “in movimento”, cioè non un contenitore che si limita solo ad ospitare progetti ed esposizioni, ma uno spazio che viene plasmato dalle stesse produzioni artistiche. Le opere d’arte si relazionano con il paesaggio urbano e contribuiscono a strutturare e caratterizzare il disegno del parco.
La costruzione del PAV è stata concepita come “reversibile”, cioè l‘elementare impianto architettonico ne fa un edificio facilmente riconvertibile ad altri usi, più propriamente a fini educativi e didattici.
Parte della superficie del parco è destinata a servizi, aule e laboratori didattici. Il progetto è composto dall’opera Bioma di Piero Gilardi, da Trèfle – il quadrifoglio gigante open air – di Dominique Gonzalez-Foerster e da esposizioni temporanee, che generalmente coinvolgono la psicocorporeità del visitatore nella sua interezza sensoriale ed emotiva, attraverso più sollecitazioni percettive.
Bioma è una struttura ottagonale sotterranea che ospita sei camere da attraversare esplorandone i contenuti con tutti e cinque i sensi: opere artistiche non solo da ammirare, ma con le quali interagire e percorsi multimediali. Mentre gli spazi esterni alternano una serie di eventi temporanei e impianti fissi o semi permanenti. Camminando sul perimetro della corte a livello del tetto verde, dove sono presenti una serie di giardini tematici, si possono osservare dall’alto le azioni che si sviluppano nella corte e nel parco circostante.
I materiali messi a disposizione del pubblico, sia nel caso di Bioma che in quello di Trèfle, appartengono pienamente alla categoria del tattile e del quotidiano, con tutte le informazioni che questi oggetti sono capaci di attivare: la sollecitazione olfattiva delle essenze e del manto erboso, il disordine compositivo delle foglie, la pesantezza dei ciottoli di fiume, la mobilità dell’acqua dolce, e così via. Tali opere offrono molto materiale per diverse categorie di esperienze di laboratorio, anche grazie al supporto di strumenti di orientamento come le mappe tattili fornite ai partecipanti.
Si tratta di una progettazione bioclimatica che ha impiegato tecnologie proprie della bioedilizia, materiali il più possibile naturali ed ecologici e adottato tecnologie e soluzioni architettoniche finalizzate all’impiego di energie rinnovabili.
Un progetto unico al mondo, un cuore bio-tecnologico all’interno di una città, ma soprattutto…un nuovo concetto di museo?
Posted on: lunedì, dicembre 22nd, 2008 by marialuisa riccelli
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