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L’aspirazione a essere un postcontemporaneo

In un interessante articolo apparso su Nova (supplemento de Il sole 24 ore) il 7 febbraio scorso, Luca De Biase parla di una categoria che presto potremmo sentire spesso: quella di postcontemporaneo.

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Effettivamente, diciamocelo, la categoria di postmoderno, molto suggestiva e abbastanza utile sino a ora a descrivere tutto ciò che non è più industriale ma "new economy", non più alfabetico ma sensoriale, non più "catena di montaggio" ma "rete", non più "classe" ma "ceto"-"gruppo"-"tribù", comincia a essere un po’ datata e fonte di espressioni vagamente retoriche, tanto che più d’uno, anche tra gli studiosi, ha cominciato ad associarla a tutto quanto risulti non facilmente spiegabile, o addirittura, semplicemente… trendy. Ma chi è il soggetto postcontemporaneo?

De Biase, insieme a Fabio Bonifacci – il quale parla di individui in perenne partenza dal presente – ne delinea un profilo sufficientemente preciso, e decisamente intrigante. E’ postcontemporaneo colui che, pur non dimenticando il passato e i suoi miti, vive in una proiezione dei futuri possibili, cercando di immaginarli e anche di crearli, pragmaticamente e senza preconcetti; colui che non ha bisogno di manifesti di pensiero, poiché sa che i manifesti vengono concettualmente superati, aggiornati, contraddetti nel momento stesso in cui sono resi pubblici; colui che non ha paura di confrontarsi, e anzi utilizza le conoscenze altrui per imparare know-how aggiuntivi; colui che si affida religiosamente al concetto di community di scopo, di social network e, più in generale, di rete, con la consapevolezza che i legami di tale tipo possono soddisfare i bisogni di ciascuno, oltre le gerarchie anagrafiche, di titolo, di sapere. Ma c’è di più: sarebbe anche possibile riconoscere un postcontemporaneo nella sua fisicità, nella sua estetica: egli infatti è always on, connesso con le dimensioni virtuali attraverso le sue protesi tecnologiche, e – di riflesso – non ha tempo da perdere con gli status symbol e gli stili di abbigliamento ricercati. Infine, è facile incontrarlo, dato che predilige il mezzo pubblico, utilizzando i tempi di spostamento per aggiornarsi, formarsi e informarsi. Che dire? Personalmente mi ci riconosco abbastanza. E se ancora non sono un postcontemporaneo… beh, vorrei esserlo presto! :)

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Posted on: sabato, marzo 1st, 2008 by vincenzo bernabei

Categorie: Creatività | News.

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