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Matrix: Mentana vorrebbe parlare di pubblicità senza citare i brand

Non vedevo l’ora di avere qualche minuto per commentare in questa sede questa mia assurda esperienza! Immaginate…

Venerdì rientro a casa non più tardi delle 22:30. Tra una cosa e un’altra passa un’oretta e decido di trascorrere la serata “appantofolata” sul divano a godermi solitudine e relax guardando la TV. Controllo il deludente palinsesto e, non avendo un DVD a portata di mano, propendo per qualche “sano giro di zapping”, ché spesso porta consiglio! ;)

Poco dopo mi rendo conto che a Matrix si sta parlando di pubblicità e mi faccio convincere da tale argomento a seguire la puntata, ma… ORRORE! :? … mi accorgo che, nonostante si discuta di advertisement, nonostante tutti gli ospiti siano o siano stati amati testimonial di importantissime campagne, nonostante si voglia tracciare un excursus della reclame, si cerca in tutti i modi di non citare i brand, dando vita a incomprensioni, fraintendimenti e soprattutto imbarazzi. E non è tutto! Vanno in onda frammenti di spot e antologie di caroselli che portano offuscato il marchio del prodotto e censurato l’audio del filmato.

Ma che senso ha?

Si parla di Giovanni Rana e Francesco Amadori con imbarazzo, dato che il loro nome corrisponde al brand del rispettivo business, si intervista Doris cercando di non citare Mediolanum (che nel finale del programma si è come dissolto!), si richiede a imbarazzatissimi ospiti di raccontare la propria esperienza di testimonial senza fare il nome della marca: come fa Ferrari a non citare Dash o cosa può dire Raz Degun senza pronunciare “Jegermaister“?

Mentre inizio a sfogarmi appuntando a penna queste osservazioni sul primo foglio di carta che mi capita a tiro, mi chiedo: perché mai fare una puntata dal titolo “Dalla reclame allo spot – storia di un’emozione”, titolo che campeggia gigantesco alle spalle degli ospiti, per poi non essere liberi di esprimersi senza imbarazzi e finte censure (tanto il brand si capisce lo stesso e a volte è proprio impossibile non pronunciarne il nome!)?

Solo sulle marche scomparse oppure non più troppo conosciute ci si rilassa un po’ e ci si concede qualche “strappo alla regola”. Per il resto censure parziali, gaffe, frasi troncate, caos su quel che è lecito dire e quel che no, che rendono farraginoso lo scambio di opinioni e la condivisione di esperienze... Personalmente credo che il tutto sarebbe stato meno spiacevole se non avessero cercato di omettere quel che della pubblicità è il sale: il brand… come discutere di un film senza dirne il titolo o di un attore senza dirne il nome?

Oltretutto, data la quantità smodata di brand che sono stati “evocati” (dato che non si poteva citarli!) nessuno ne avrebbe goduto in fatto di awareness: come memorizzare una intera antologia? Io l’ho trovato patetico e deludente!

Per chi volesse rivedere la puntata del 23/11 di Matrix

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Posted on: martedì, novembre 27th, 2007 by alessandra colucci

Categorie: Brand | Business | Comunicazione | Culture | News.

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Interesting article, adding it to my boomarks!

22/2/2009 Shared hosting

[...] da Brand Care un intervento di Alessandra [...]

Concordo pienamente!
…Come se non fosse già abbastanza problematico per chi lavora in settori come la pubblicità (e la comunicazione in generale) far capire ai cosiddetti “non addetti ai lavori” in cosa concretamente consista la propria professione…Pressappochismo, inesattezze e censure ci rendono solo più complesso far percepire il valore reale del nostro lavoro. Ale

28/11/2007 alessandra colucci

La cosa imbarazzante è stata che si è voluto parlare di pubblicità senza invitare nemmeno un professionista del settore, come se i testimonial ne sapessero davvero di advertising. Quando ho sentito la classica bella che deve esserci in ogni puntata (Vespa docet) dire: “Poi uno pensa che lo spot lo si faccia davvero in 30 secondi, ma in realtà dietro c’è un lavoro lungo…di due giorni!” mi s’è accapponata la pelle. Ora mia mamma è convinta che fare la copy significhi lavorare per 2 giorni a settimana!

28/11/2007 Flavia