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Un registro per i blogger?!

Aldo Fontanarosa, giornalista di Repubblica, che chi – come me – ha frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione a La Sapienza di Roma ricorderà sicuramente per le sue lezioni, ha dato notizia di un “inquietante” (almeno per i blogger) disegno di legge sull’editoria.

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In sostanza, il Governo ha deciso di concepire delle regole nel settore della comunicazione on line, includendo nella dicitura “Attività editoriale” tutte le pubblicazioni che utilizzano Internet come mezzo di diffusione principale. In particolare, a quanto pare tutti gli spazi web che pubblicano notizie dovranno sottostare a un regime burocratico del tutto simile a quello che attualmente vige nell’editoria tradizionale. Sarà predisposto un particolare registro di iscrizione facente capo all’Autorità per le Comunicazioni, e verrà istituito un iter – più o meno tortuoso – per fare in modo che ogni soggetto in causa sia iscritto in quello che si profila come un vero e proprio “ufficio anagrafe” del web.

Al di là della giustezza del principio (si potrebbe discutere a lungo su cosa significhino le parole “editoria”, “pubblicazione” e “notizia” nell’attuale panorama sociale e tecnologico) colpisce l’inadeguatezza, a mio avviso, dell’obiettivo finale di un tale provvedimento. Regolamentare le modalità di espressione nella Rete, infatti, non può certo significare applicare acriticamente degli strumenti che (forse) possono ancora andar bene per i circuiti di informazione tradizionale… La velocità di trasmissione dei contenuti, la non verificabilità assoluta delle fonti e il processo di deterritorializzazione e smaterializzazione che investono il modo di comunicare contemporaneo, suggerirebbero probabilmente di approntare metodi e strumenti altrettanto innovativi.

Detto in altri termini, la vera sfida delle istituzioni deve essere sempre quella di agevolare la libera espressione, riconoscendo tale azione come un servizio insostituibile alla democrazia. Se un blogger impiega mediamente mezz’ora per costruire il suo spazio e iniziare a “dire la sua” sugli avvenimenti del mondo (al pari di ogni altro blogger/cittadino, peraltro), è senz’altro bizzarro pensare che dovrebbe impegnarsi per più di 10 minuti al fine di espletare le impellenze burocratiche del caso…

Senza scomodare il diritto alla libertà di espressione, rifletterei sul fatto che la limitazione dell’uso delle tecnologie di informazione (non solo intenzionale) appartiene ad altre realtà politiche che quotidianamente critichiamo.

Il mezzo è il messaggio”, scriveva McLuhan. E se nella fase attuale il messaggio dei blogger è modernità, velocità, partecipazione, democrazia, leggerezza nel poter esprimere un parere, ancora una volta alcuni settori della classe dirigente sembrano non cogliere le opportunità delle moderne sfide tecnologiche. E allora rispondono con gli apparati classificatori, con i “registri” (vecchiume, lentezza, barriera, burocrazia, pesantezza).

Fonte

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Posted on: sabato, ottobre 20th, 2007 by vincenzo bernabei

Categorie: Comunicazione | News.

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