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Dal 26 al 30 luglio si è tenuta a Cava de’ Tirreni (SA) Creatives are Bad, seconda edizione della mostra nazionale sulla comunicazione “rifiutata”: Queimada non solo ha partecipato all’esposizione con uno dei suoi lavori “rejected”, ma è anche andata a vedere la mostra spinta dalla curiosità e dall’interessantissima idea da cui è nata l’iniziativa.
“I frutti non colti della creatività incompresa, che attendono di vedere riscattata la propria esistenza, negata da rifiuti o censure, sono stati presentati da 56 agenzie provenienti da tutta Italia. “
Volevo aspettare che fossero consultabili on-line le creatività (…non so se lo saranno quando leggerete questo post: potete provare cliccando qui), ma ho paura che ci sia da aspettare troppo tempo, dunque nel frattempo scrivo!
Purtroppo non abbiamo potuto presenziare al convegno “Clienti e agenzie: due lingue diverse? I motivi celati dietro al rifiuto“, che apriva l’esposizione, ma girovagare tra le tavole che raffiguravano e raccontavano i lavori dei tanti “compagni di sventura” che hanno aderito anche quest’anno all’iniziativa è stato comunque molto stimolante e professionalmente formativo: non mi sono lasciata sfuggire neppure una parola tra quelle presenti sotto il titoletto “motivo del rifiuto” e non mi sono mai sentita così vicina a persone di cui ignoro volti e nomi.
C’era chi ha scelto di esprimersi con ironia, chi con composta professionalità, chi comunque era soddisfatto perché nonostante le idee rifiutate aveva portato a termine il lavoro con creatività alternative, chi non aveva parole, chi spiegava tutto con un semplice “?”. C’era chi identificava come motivazione la vittoria di un altro progetto in concorso mostrandolo unitamente al giudizio (unanime) della giuria, chi era ancora in attesa di risposta (dal 2006), chi si era visto ridurre il budget e chi era stato ringraziato e liquidato perché l’investimento destinato alla comunicazione era stato “ricollocato”. C’era chi ammetteva di non sapere e chi riportava e-mail e commenti della committenza ricevuti in risposta…ce n’era per tutti i gusti!
Sono stata particolarmente incuriosita ed in un certo senso “attratta” dai motivi di rifiuto: tante volte in ufficio mi è capitato di discuterne riguardo lavori sfumati o rifiutati e mi interessava confrontarmi con le esperienze esterne alla “realtà di Queimada“.
Quel che ho potuto notare è che sono tantissimi i professionisti che hanno segnalato una totale mancanza di feedback da parte del cliente, che per rassegnazione non si ritengono più “in attesa di responso”, tanti insomma quelli a cui non è stato fatto sapere nulla riguardo i lavori proposti e presentati.
Anche a noi è capitato parecchie volte di “perdere le tracce” di un committente senza ricevere un rifiuto esplicito e la domanda che ci poniamo ogni volta è: perché? Perché, una volta richiesto un preventivo o commissionato un lavoro, si verificano situazioni per cui il progetto viene semplicemente ignorato senza dare alcuna spiegazione o anche solo una risposta negativa e secca a chi, per preparare quel preventivo o per progettare il lavoro, ha impiegato tempo e risorse? In questi casi perché non si sente la necessità di informare la controparte del rifiuto piuttosto che mettere in atto la tattica del “silenzio dissenso”?
Chi avesse una teoria in proposito è pregato di dire la sua, a chi invece si pone la stessa domanda non posso che ricordare che, a quanto pare, tale dinamica è molto diffusa: “mal comune mezzo gaudio”?
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Posted on: lunedì, agosto 6th, 2007 by alessandra colucci
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[...] Nelle passate edizioni di Creatives Are Bad ho visto esposti lavori che potevano perfettamente interpretare il messaggio del Brand arrivando a “parlare” con il potenziale “futuro affiliato alla marca“. Naturalmente, trovandosi lì, erano tutti progetti scartati, cestinati, buttati via, spesso senza che ci fosse un’idea migliore da implementare, senza che si presentasse una strategia più efficace, ancora più spesso senza che il committente avesse motivato la propria decisione. [...]