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Venerdì 4 maggio si è svolto a Roma un interessante convegno organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi durante il quale sono stati presentati i principali risultati della ricerca “I comportamenti di consumo di contenuti digitali in Italia. Il caso del file sharing” diretta dal Prof. Davide Bennato.
Davide Bennato è il responsabile dell’Osservatorio Libercom della Fondazione Einaudi, oltre ad essere il vicepresidente di STS-Italia, Società Italiana di Studi Sociali su Scienza e Tecnologia e docente di Teorie e tecniche dei nuovi media e di Sociologia della ricerca e dell’innovazione presso la facoltà di Scienze della Comunicazione “La Sapienza” di Roma.
La ricerca da lui diretta sui comportamenti di consumo di contenti digitali ha avuto numerosi partner – Anica, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici (ex-Federcomin), Fastweb, Fapav, FPM, Imaie, Telecom Italia, Univideo – e questo è stato uno dei fattori di maggiore interesse dell’evento in quanto è stato possibile ascoltare interventi eterogenei, provenienti da settori diversi e spesso poco comunicanti tra loro (mondo accademico, ICT, produttori/distributori di contenuti, federazioni…) in grado di “raccontare” il fenomeno del file sharing da diversi punti di vista.
Quali sono i motivi che dovrebbero spingervi a leggere il lavoro?
Innanzi tutto è il primo resoconto italiano che affronta scientificamente il consumo di contenuti digitali tramite file sharing e poi perché traccia una chiara linea interpretativa del fenomeno dello sharing italiano, finora conosciuto solo attraverso cliché e luoghi comuni: quante persone scaricano gratuitamente contenuti in Italia? Chi sono? Perché lo fanno? Sarebbero disposte a pagare i contenuti scaricati? E quanto? Che rapporto esiste tra il download gratuito di musica e film e i relativi consumi culturali (concerti, cinema ecc.)? Date un’occhiata ai dati della ricerca e avrete senz’altro più di qualche sorpresa!
Scambiarsi contenuti in maniera P2P – peer to peer – sottende infatti una chiara logica di produzione/distribuzione/consumo di contenuti estremamente diversa da quelle a cui il sistema industriale ci ha abituati (motivo per cui, tra l’altro, tutte le major guardano con estrema preoccupazone e sospetto a questi sistemi di condivisione di contenuti…). Domande come chi dovrebbe pagare i contenuti scaricati? o che fine fanno i diritti d’autore delle opere scaricate?, trovano una risposta solo se analizzate anche dal punto di vista dei consumatori, e l’enorme successo dell’ i-pod lo ha dimostrato.
Leggere la ricerca è utile inoltre perché, come ha sintetizzato provocatoriamente (ed efficacemente) il prof. Alberto Marinelli – docente di Teoria e tecniche dei nuovi media (Scienze della Comunicazione, “La Sapienza”, Roma): “dobbiamo imparare dai pirati e dai giocatori“, insistendo sul ruolo certamente di nicchia ma “avanguardistico” di tali tipologie di consumatori, in grado di fornire una immagine sempre più concreta e realistica del futuro mediale dei prossimi giorni/mesi/anni…
Trasformare insomma l’inappropriato e autoreferenziale quesito del “che fare” nel più utile e produttivo “osserviamo cosa fanno!”.
La ricerca è ricca di dati interessanti e degni di approfondimento e riflessioni:
E’ possibile consultare (e scaricare) integralmente (e gratuitamente) tutta la ricerca da libercom o cliccando semplicemente sulla cover qui di seguito, oppure consultarne solo alcune parti qui.
Per coloro che fossero interessati a queste ed altre tematiche consiglio di seguire gli interessanti interventi di Davide Bennato sulla rivista Internet Magazine e le ricche riflessioni su Tecnoetica, il suo blog personale, indispensabile punto di partenza per chiunque abbia voglia di riflettere (anche divertendosi) su tecnologia e società, su tipologie di consumi e valori.
Posted on: lunedì, maggio 7th, 2007 by diego altobelli
Categorie: News | Tecnologie & Web.
Tags: Davide Bennato | Fondazione Einaudi | Osservatorio LIbercom | Sapienza Università di Roma | Sociologia | STS